ARMONIA ED EMPATIA, L’ARTE DELLA VITA

E gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, e i vasti flutti del mare, e le ampie correnti dei fiumi, l’immensità dell’oceano, il corso degli astri, e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi … (S. Agostino)

… tante volte invece gli uomini proprio perché hanno contemplato le vette delle montagne e i vasti flutti del mare, ritrovano la capacità di meravigliarsi di un altro essere umano, di innamorsi, di intristirsi, di gioire nel rispecchiare la gioia di qualcun’altro.

L’ideale universale della Bellezza, la sublimazione armoniosa del corpo femminile inteso non come immagine concupiscente: Venere, rappresentazione astratta, algidamente marmorea o fulgidamente dipinta, ci introduce in uno stato emotivo elevato, che esalta e affina una sensibilità interiore. Una esaltazione virtuosa di una positiva disposizione dell’animo simile a quella che, nascosta nella profondità delle sensazioni, crea la capacità di risuonare emotivamente non per se stessi ma come riverbero della stato emotivo di un altro essere vivente.

Io credo in un legame, sottile e profondo, tra l’innato bisogno di BELLEZZA e la più fine tra le umane competenze, la capacità di sentire lo stato d’animo di un altro, di comprenderne le gioie, le paure, di riconoscerne la dignità. Un concetto che per primi i latini introducono con il riconoscimento della virtù definita dalla divinità PIETAS.

I canoni di Bellezza sono valori in costante trasformazione; evolvono di pari passo con i bisogni e i gusti dell’uomo. Ma è costante nella storia dell’umanità il bisogno di Bellezza, nella sua accezione più estensiva: l’Armonia di qualcosa che può aver origine dalla bizzarria della Natura, o il Golem che si anima nella mano sapiente di un uomo, che prende la forma di un’immagine, che si snoda in melodie di suoni, di profumi o di sapori. A volte questo insieme casuale di impulsi sensoriali diventa armonico, assume un senso che supera la somma dei suoi elementi, gratifica i nostri sensi al di la di quello che ogni singolo elemento preso separatamente potrebbe fare e ci appare come qualcosa che riteniamo Bello.

A cosa serve la Bellezza? Chissà se un giorno la scienza misurerà questa qualità e ne troverà un senso. C’è per certo che il bisogno del Bello sarà sempre parte delle esigenze umane, e nella tensione pulsante che costituisce l’essenza della vita, l’armonia del Bello è la polarità contrapposta alle tensioni del quotidiano, alle fatiche del sostentamento, alla crudezza della sopraffazione.

Di fronte all’armonia di Venere non possiamo che risuonare tutti, come tanti diapason, la stessa nota positiva, comune a tutti gli esseri umani, che rende ognuno parte del coro di eletti, rinfrancato dalle asperità del presente, dimentico dei dolori e delle fatiche.

A cosa serve la Pietas? La maggior parte dei nostri rapporti personali è regolato dal riconoscimento del valore dell’altro. E quando ciò non avviene allora il degrado, l’abbrutimento, la tortura e l’oltraggio hanno campo libero. Come sarebbe possibile ferire colui che sento simile a me. Quando poi imparo a sentire ciò che lui sente nel momento in cui soffre, in cui gioisce o quando è triste, nel profondo della sua emotività, allora ogni sopruso all’altro è un colpo inferto a me stesso, perché il risuonare del mio diapason al suono acuto del suo dolore diventa insopportabile.

Ammiriamo le bellezze della natura, educhiamo i nostri sensi a distinguere le sottili sfumature dei sentimenti, coltiviamo la curiosità di riconoscere i nostri pensieri nei loro pensieri.

Il Bello è anche il Giusto perché l’ingiusto è disprezzo e il disprezzo è rivolto a ciò che è brutto.

Venere e Pietas, l’armonia e la lealtà, si alimentano entrambi dello stesso nutrimento.

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