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Studio di

Psicologia e Psicoterapia

Dott. Maurizio Tremaroli

San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno)

 

Tel.: 334 9253495

Email: tremau@libero.it

COSA CURIAMO

DISTURBI DELL'UMORE

IL METODO

Il disturbo evitante di personalità

L'imbarazzo e l'impaccio corporeo, la difficoltà ad entrare in relazione con gli altri, in una modalità molto intensa che va ben oltre la dimensione ansiosa della fobia sociale, sono questi gli aspetti che caratterizzano l'individuo con un quadro di personalità evitante.

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quarta edizione (APA, 1994) colloca il disturbo sull'asse II, all'interno dei disturbi di personalità del cluster C, noto anche come “ansioso”, e lo definisce nel seguente modo: quadro pervasivo di inibizione sociale, di sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità al giudizio negativo che compare ento la prima metà dell'età adulta ed è presente in una varietà di contesti con almeno quattro dei seguenti requisiti:

  1. evita attività lavorative che implicano significativo contatto personale, per paura delle critiche, della disapprovazione o del rifiuto
  2. è riluttante nell'entrare in relazione con gli altri, a meno che non sia certo di piacere
  3. riservato nelle relazioni intime per paura di essere umiliato o ridicolizzato
  4. è preoccupato nelle situazioni sociali per la possibilità di essere criticato o rifiutato
  5. dimostra inibizioni nelle nuove situazioni interpersonali per sentimenti di inadeguatezza
  6. si vede socialmente incapace, privo di fascino, inferiore agli altri
  7. è eccessivamente riluttante ad assumere su di sé dei rischi o ad intraprendere nuove attività poichè possono rivelarsi imbarazzanti

La paura dell'umiliazione e del rifiuto determinano quelle che sono le caratteristiche comportamentali tipiche che assume la personalità del soggetto evitante: il ritiro e la timidezza sociale.

L'elemento affettivo determinante è comunque rappresentato dalla vergogna. Queste persone temono le situazioni dove devono mostrare aspetti di sé poiché si aspettano che in tal modo le loro inadeguatezze siano esposte alla vista di tutti. Possono vergognarsi per molti e differenti aspetti, come percepirsi deboli, incapaci di competere, fisicamente o mentalmente inadeguati, disordinati o disgustosi.

Il deficit dell'autostima è l'aspetto centrale del disturbo, che si può manifestare in due opposti tipi di reazione: il senso di inadeguatezza o il senso di superiorità. Solitamente prevale il senso di inadeguatezza, mentre l'evitante utilizza la seconda modalità quale situazione ideale, o come scorta da usare eventualmente.

Il gruppo di ricerca che fa capo ad Antonio Semerari identifica nella polarità negativa del senso di appartenenza la sofferenza che affligge la persona evitante. L'esperienza saliente sarebbe infatti costituita dal dolore di non appartenere, da quella distanza dall'identificare, comprendere e condividere stati mentali degli altri con i quali si entra in relazione.

Se descriviamo il disturbo analizzando gli stati mentali problematici che lo caratterizzano troviamo uno stato di estraneità, è riconoscibile anche uno stato definibile di esclusione caratterizzato da imbarazzo e timore del giudizio, c'è poi uno stato mentale fatto di paura, minaccia, esperito maggiormente quando si sperimentano nuove situazioni, possiamo trovare una ideazione incentrata sul timore del rifiuto, lo stato mentale dell'ingiustizia subita è caratterizzato dall'emozione di rabbia.

Un modello di trattamento del disturbo evitante di personalità, secondo l'approccio della psicoterapia cognitiva, ruota proprio intorno alla consapevolezza del ruolo svolto dal senso di non appartenenza. Questo particolare disagio va affrontato in terapia, per consentire all'individuo interessato di incrementare le relazioni sociali e di prendere distanza dall'idea di ricevere giudizi negativi.

Altro elemento fondamentale della terapia è costituito dalla possibilità di sviluppare o migliorare le cosiddette capacità metacognitive, quelle che consentono di comprendere e gestire adeguatamente i propri stati mentali ed emotivi, e di cogliere quelli degli altri, differenziandoli adeguatamente dai propri.

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